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Comunicato · 19 ottobre 2026

Contro le affermazioni dell’Ambasciatore russo in Italia

Comunicato di Associazione STUR in risposta alle dichiarazioni rilasciate a TASS dall’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia sui volontari combattenti italiani in Ucraina.

Nella giornata del 12 ottobre, l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Aleksej Paramonov, ha rilasciato una dichiarazione presso l’agenzia di stampa russa “TASS” nella quale, a più riprese, menziona i volontari combattenti italiani e il loro ruolo in Ucraina.

L’Associazione STUR, negli organi della Presidenza, del Consiglio Direttivo e dell’Assemblea dei Soci, condanna e respinge in maniera categorica ed intransigente tali affermazioni.

Paramonov si riferisce ai combattenti volontari italiani in Ucraina apostrofandoli in un modo che riteniamo inaudito e inadatto a qualsiasi registro e decoro istituzionali, con il chiaro obiettivo di diffondere odio, propaganda e divisione sul loro ruolo, già di per sé poco noto presso la società civile italiana e le sue stesse istituzioni.

I volontari combattenti italiani membri e sostenuti dall’Associazione STUR non sono, nella maniera più assoluta, dei “poveri disgraziati”. Al contrario, sono persone che hanno deciso di mettere a rischio la propria vita in nome della difesa di un popolo e di un intero alveo di valori minacciati e posti sotto attacco soprattutto dall’invasione criminale dell’Ucraina che lo stesso Paese rappresentato da Paramonov sta conducendo in spregio delle più elementari convenzioni del diritto internazionale.

Questi valori sono anche sanciti e ripresi con ampio respiro dallo stesso Codice Etico dei Combattenti che i combattenti italiani associati a STUR hanno liberamente sottoscritto e verso i quali si impegnano concretamente.

Se i nostri volontari incorrono in un “destino poco invidiabile”, come peraltro Paramonov esprime nelle sue dichiarazioni, la causa è da attribuire senza dubbio alla condotta criminale delle Forze Armate della Federazione Russa.

Paramonov, in secondo luogo, accusa l’Ucraina di condurre reclutamento di combattenti in Italia, alludendo a metodi illeciti o illegali, nonché forzati di tali azioni, etichettando inoltre in maniera esplicita i combattenti come “mercenari”.

Su questo punto l’Associazione, nel ruolo di rappresentanza di alcuni dei combattenti italiani attualmente impegnati contro l’aggressione della Federazione Russa, intende ribadire alcuni punti cruciali alla base della comprensione dello status dei volontari internazionali in Ucraina.

All’indomani dell’invasione su vasta scala, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskij, ha ratificato con un decreto la creazione di unità di difesa apposite per l’accoglienza di volontari internazionali che avessero voluto partecipare alla lotta per l’indipendenza dell’Ucraina. Tali unità sono irregimentate, sottoposte e inglobate nelle Forze Armate dell’Ucraina. Per questo motivo, i nostri combattenti, volontari, non sono dei mercenari e non sono stati reclutati in alcun modo dal Governo e dalle istituzioni ucraine, né direttamente, né per non meglio precisate intermediazioni con le istituzioni italiane ed europee.

I combattenti italiani sono tali nella piena conformità e aderenza al Codice Penale e alla Costituzione italiana, al Diritto Internazionale Umanitario, alle convenzioni e trattati ratificati dallo stato italiano e alla Carta delle Nazioni Unite. Sono a tutti gli effetti dei combattenti regolari e il loro status è universalmente riconosciuto anche dalla Federazione Russa, che ha ratificato e sottoscritto allo stesso modo gran parte degli stessi trattati.

L’Associazione intende infine contestare un’ultima affermazione di Paramonov, nella quale si allude all’uso che l’Ucraina farebbe dei combattenti italiani per condurre “una guerra nazionalista aggressiva” e “fratricida” tra russi e ucraini.

Da quanto risulta alla totalità delle istituzioni internazionali, e alla luce di qualsiasi report e documento ufficiale oggi disponibile, non è l’Ucraina a condurre alcuna aggressione. Non è l’Ucraina ad aver compiuto efferati crimini di guerra come i massacri di Bucha o di Mariupol. Non è l’Ucraina a star conducendo una guerra di sterminio in totale e doloso disprezzo della vita umana e delle condizioni umanitarie, oggi ad esempio, della città di Oleshky. Non c’è alcun membro del Governo o delle istituzioni ucraine, oggi, ad essere sotto mandato internazionale di cattura da parte della Corte Penale Internazionale in merito alla deportazione forzata di decine di migliaia di bambini nelle zone occupate.

La Federazione Russa, a partire dal 2014 con l’invasione della Crimea e del Donbas, è la piena e totale responsabile di una guerra “fratricida” tra russi e ucraini, semmai si possa in alcun modo parlare di “fratellanza” di tali popoli anche alla luce delle recenti condotte criminali ai danni del popolo ucraino e dei prigionieri di guerra ucraini. L’importanza del ruolo che oggi i combattenti italiani rivestono (e l’esistenza stessa dei combattenti italiani) dunque, è una diretta conseguenza delle azioni aggressive e continue della Federazione Russa, alle quali non sembra esserci la prospettiva di una fine.

Se non si gradisce la presenza di volontari italiani attivamente partecipi alla resistenza ucraina dunque, la soluzione migliore rimane quella di rendere non necessaria la loro presenza: cioè terminare ora e senza condizioni la criminale aggressione ai danni dell’Ucraina. L’Associazione invita l’ambasciatore Paramonov a sollecitare le istituzioni della Federazione Russa in tal senso.

L’Associazione, pienamente consapevole della profonda inutilità di un dialogo costruttivo con istituzioni di regime, come quelle russe, irrimediabilmente corrotte e non più avvezze da molto tempo a sostenere delle relazioni internazionali in clima di fiducia, buona fede e costruzione cordiale reciproca, non intende in alcun caso tollerare che un diplomatico di un Paese attualmente ostile conduca delle illazioni di tale portata contro dei suoi stessi associati, nonché cittadini italiani ed europei.

D’altro canto, la Federazione Russa conduce la propria guerra di aggressione con uso sistematico di inganno e coercizione al fine di reclutare combattenti da svariate parti del mondo (ad esempio, Corea del Nord), come innumerevoli report giornalistici di caratura internazionale documentano sempre più spesso.

Allo stesso modo, è noto che la Federazione Russa faccia ampio uso di combattenti stranieri, reclutati presso ambienti o partiti politici totalitari e anti-democratici o tra persone sottoposte a giudizio di colpevolezza penale nei propri Paesi di origine, in cambio di privilegi e di uno stipendio in compagnie private. Alla luce di ciò, l’Associazione rigetta integralmente le accuse mosse in tal senso dalle istituzioni diplomatiche di un Paese che non garantisce di essere altrettanto trasparente in merito.

Con questo comunicato, l’Associazione intende inoltre esortare e incoraggiare gli organi di stampa nel proseguire a svolgere il proprio lavoro di informazione quotidiana, anche esercitando pressione mediatica laddove sia necessario proteggere ed affermare la verità contro la propaganda e la disinformazione. L’Associazione manifesta tutta la propria volontà a collaborare con tali organi in virtù di un’informazione equa e chiara.

L’Associazione intende altresì sollecitare un intervento del Governo italiano, delle istituzioni e degli organi diplomatici nel prendere tutte le misure necessarie a prevenire e contrastare attacchi di tale portata al prestigio e alla dignità del Paese, nonché a quelle dei propri cittadini; manifesta la sua volontà ad aiutare e sostenere le istituzioni della Repubblica, in qualsiasi circostanza, nel perseguire questo scopo.

La Federazione Russa conduce da mesi una guerra ibrida asfissiante nei confronti dell’Italia, non combattuta con armi convenzionali, ma con l’uso di distorsioni, intimidazioni, soft power e corruzione: è un diritto di tutti i cittadini poter contare sulla sicurezza e sulla difesa garantite dalle loro istituzioni democratiche.

I nostri volontari combattenti sono cittadini italiani. Non siano lasciati da soli.